aURORA AND LIGHT
Aurora and Light – estate 2019 Aurora and Light per noi è stato un azzardo, sotto almeno due punti di vista. Il primo è un azzardo creativo. Siamo partiti constatando che mostre immersive zeppe di videoproiezioni si sono finalmente affermate, ma da quanto abbiamo visto sembra manchi sempre qualcosa sul piano della comunicazione emozionale. C'è un primo momento di stupore quando ci si trova immersi tra superfici colorate in movimento, ma dopo un po' lo stupore passa e non resta molto altro. C'è una ragione delicata dietro a tutto questo: spingersi troppo avanti pare come far del male all'opera d'arte. Rappresentandola in un'altra forma sembra un po' snaturarla. Ma l'opera reale di solito non c'è. Guardare un quadro dal vivo sotto diverse angolazioni, vedere come le pennellate reagiscano alla luce è un'esperienza che non può essere camuffata da una videoproiezione. Di conseguenza narrare una tela semplicemente proiettandola diventa un esercizio tecnico, che alla fine si rivela di ben poco spessore. Di qui l'azzardo creativo. Abbiamo creato un'altra esperienza, completamente separata, escludendo il tentativo di restituire l'opera originale. Il nostro lavoro è stato creare un'opera sull'opera. Vedere una tela, pretendere di sognarla e restituire il sogno, non la tela. Chiaramente i primi ad essere suggestionati dobbiamo essere noi, e l'artista dall'altro canto deve essere disponibile a concedere le proprie opere a un processo onirico altrui. Nella musica di oggi si direbbe un remix. Aurora Ghielmini ha quel tratto suggestivo, quella gestione dei colori e degli spazi che la rende perfetta per questa elaborazione. I volti, le figure umane ritratte nelle sue opere hanno subito preso vita nella nostra immaginazione come costellazioni di pixel. E lei ha risposto con grande spirito di collaborazione, ha accettato volentieri di essere sognata e remixata, di far parte del nostro primo azzardo. Il secondo azzardo è stato un azzardo tecnico: Le mostre immersive costano tantissimo. Necessitano settimane di progettazione, attrezzature costose e spazi da riallestire completamente. Utilizzando il concetto di piattaforma siamo riusciti a razionalizzare l'uso di materiali scenici ed apparecchiature, finendo con un prodotto di grande impatto con una spesa contenuta. Con questo spettacolo abbiamo progettato e definito la piattaforma air theater, successivamente utilizzata in Inside William Turner. 9 videoproiettori, location 20x14x8m, audio multicanale.
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aurora and light
Aurora and Light – estate 2019 Aurora and Light per noi è stato un azzardo, sotto almeno due punti di vista. Il primo è un azzardo creativo. Siamo partiti constatando che mostre immersive zeppe di videoproiezioni si sono finalmente affermate, ma da quanto abbiamo visto sembra manchi sempre qualcosa sul piano della comunicazione emozionale. C'è un primo momento di stupore quando ci si trova immersi tra superfici colorate in movimento, ma dopo un po' lo stupore passa e non resta molto altro. C'è una ragione delicata dietro a tutto questo: spingersi troppo avanti pare come far del male all'opera d'arte. Rappresentandola in un'altra forma sembra un po' snaturarla. Ma l'opera reale di solito non c'è. Guardare un quadro dal vivo sotto diverse angolazioni, vedere come le pennellate reagiscano alla luce è un'esperienza che non può essere camuffata da una videoproiezione. Di conseguenza narrare una tela semplicemente proiettandola diventa un esercizio tecnico, che alla fine si rivela di ben poco spessore. Di qui l'azzardo creativo. Abbiamo creato un'altra esperienza, completamente separata, escludendo il tentativo di restituire l'opera originale. Il nostro lavoro è stato creare un'opera sull'opera. Vedere una tela, pretendere di sognarla e restituire il sogno, non la tela. Chiaramente i primi ad essere suggestionati dobbiamo essere noi, e l'artista dall'altro canto deve essere disponibile a concedere le proprie opere a un processo onirico altrui. Nella musica di oggi si direbbe un remix. Aurora Ghielmini ha quel tratto suggestivo, quella gestione dei colori e degli spazi che la rende perfetta per questa elaborazione. I volti, le figure umane ritratte nelle sue opere hanno subito preso vita nella nostra immaginazione come costellazioni di pixel. E lei ha risposto con grande spirito di collaborazione, ha accettato volentieri di essere sognata e remixata, di far parte del nostro primo azzardo. Il secondo azzardo è stato un azzardo tecnico: Le mostre immersive costano tantissimo. Necessitano settimane di progettazione, attrezzature costose e spazi da riallestire completamente. Utilizzando il concetto di piattaforma siamo riusciti a razionalizzare l'uso di materiali scenici ed apparecchiature, finendo con un prodotto di grande impatto con una spesa contenuta. Con questo spettacolo abbiamo progettato e definito la piattaforma air theater, successivamente utilizzata in “Inside William Turner”. 9 videoproiettori, location 20x14x8m, audio multicanale.
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