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L’ ARA SI RIVELA
L’Ara si rivela – primavera 2026 L’ Ara Pacis riposa placida nella sua teca di vetro, giusto a un passo dal traffico frenetico del lungotevere romano. Gli automobilisti le gettano giusto un’occhiata frettolosa, quanto basta per non tamponare chi li precede. Ma una volta entrati dentro la teca il rumore svanisce e ci si ritrova in un luogo magico, ovattato, pieno di bianco. L’Ara Pacis non è grossa come il Colosseo, maestosa come San Pietro, risonante come il Pantheon. Se ne sta lì, piena di storie affascinanti, contenta di essere di nuovo tutta d’un pezzo dopo tante peripezie. Ammirando da vicino questo manufatto sentiamo una connessione profonda con le antiche maestranze che piano piano hanno cesellato le figure scavando la pietra nei dettagli più minuti. In fondo sono stati i nostri colleghi a fare tutto ciò, e lo sentiamo forte quel filo che ci lega, sottile, attraverso i secoli. Non coi grandi architetti, ma con chi umilmente in punta di scalpello rispondeva al racconto di una storia più grande. E con lo stesso spirito l’Ara Pacis l’abbiamo colorata, sovrapponendo in proiezione ai marmi e agli stucchi le tavole fornite dagli studiosi coi colori che il monumento aveva in origine. Abbiamo raccontato l’Ara con luci, ombre, musica e voci narranti. Non una fantasmagoria e nemmeno un asciutto documentario, ma una rispettosa via di mezzo tra suggestione e informazione. Il lavoro è l’evoluzione di un progetto del 2009 con una nuova linea narrativa, l’uso delle più recenti tecnologie audiovisive e il videomapping su tutte e quattro le facciate. Ackagi ha operato come hired team per conto di Avset S.p.A. per il videocompositing, la modellazione ed animazione 3D e la collimazione delle geometrie in loco. La regia è stata curata da Luca Scarzella, che con la sua sensibilità è riuscito a costruire un solido ponte tra artisti e ricercatori. Lo studio del colore è stato curato da Orietta Rossini, che insieme a Simone Foresta si sono occupati dei testi mentre Matteo Castiglioni è autore di un sound design profondo e coinvolgente. La progettazione e la messa in opera delle tecnologie di proiezione sono opera del grande Claudio De Rosa e di Lorenzo Cannone, attento compagno nelle lunghe nottate passate a cesellare pixel.
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L’ ARA SI RIVELA
L’Ara si rivela – primavera 2026 L’ Ara Pacis riposa placida nella sua teca di vetro, giusto a un passo dal traffico frenetico del lungotevere romano. Gli automobilisti le gettano giusto un’occhiata frettolosa, quanto basta per non tamponare chi li precede. Ma una volta entrati dentro la teca il rumore svanisce e ci si ritrova in un luogo magico, ovattato, pieno di bianco. L’Ara Pacis non è grossa come il Colosseo, maestosa come San Pietro, risonante come il Pantheon. Se ne sta lì, piena di storie affascinanti, contenta di essere di nuovo tutta d’un pezzo dopo tante peripezie. Ammirando da vicino questo manufatto sentiamo una connessione profonda con le antiche maestranze che piano piano hanno cesellato le figure scavando la pietra nei dettagli più minuti. In fondo sono stati i nostri colleghi a fare tutto ciò, e lo sentiamo forte quel filo che ci lega, sottile, attraverso i secoli. Non coi grandi architetti, ma con chi umilmente in punta di scalpello rispondeva al racconto di una storia più grande.  E con lo stesso spirito l’Ara Pacis l’abbiamo colorata, sovrapponendo in proiezione ai marmi e agli stucchi le tavole fornite dagli studiosi coi colori che il monumento aveva in origine.Abbiamo raccontato l’Ara con luci, ombre, musica e voci narranti. Non una fantasmagoria e nemmeno un asciutto documentario, ma una rispettosa via di mezzo tra suggestione e informazione.  Il lavoro è l’evoluzione di un progetto del 2009 con una nuova linea narrativa, l’uso delle più recenti tecnologie audiovisive e il videomapping su tutte e quattro le facciate.  Ackagi ha operato come hired team per conto di Avset S.p.A. per il videocompositing, la modellazione ed animazione 3D e la collimazione delle geometrie in loco. La regia è stata curata da Luca Scarzella, che con la sua sensibilità è riuscito a costruire un solido ponte tra artisti e scienziati. Lo studio del colore è stato curato da Orietta Rossini, che insieme a Simone Foresta si sono occupati dei testi mentre Matteo Castiglioni è autore di un sound design profondo e coinvolgente. La progettazione e la messa in opera delle tecnologie di proiezione sono opera del grande Claudio De Rosa e di Lorenzo Cannone, attento compagno nelle lunghe nottate passate a cesellare pixel. PORTFOLIO PORTFOLIO